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SALSA DI POMODORO "FIASCHETTO D'ARNEO" da 420 g

Produzione Colta | translation missing: fr.products.general.in_stock | 18 vasi da 420 g di Salsa di Pomodoro Fiaschetto d'arneo

Descrizione: Salsa di Pomodoro "Fiaschetto D'Arneo" Coltivato nel Salento da agricoltura naturale.

Ingredienti: Pomodoro Fiaschetto D''Arneo da agricoltura naturale.

Valori Nutrizionali per 100 g: Energia 39 Kcal/164 KJ; Grassi 0,5 g di cui saturi 0,1 g ; Carboidrati 6,3 g di cui zuccheri 6,3 g. ; Fibre 0g. ; Proteine 1,8 ; Sale 0,06 g.

Brevi cenni:

Salsa, questa parola fa riaffiorare dal talamo di tutti i salentini, un turbinio di sensazioni e ricordi. Levatacce, caldo, grida, impegno, rimproveri, stanchezza, ma anche la grande convivialità che suo malgrado questa impegnativa occupazione collettiva generava. Per molti era una sorta di festival, di tour itinerante, attraverso il quale alcune famiglie si scambiavano reciprocamente aiuto e strumenti, un retaggio dell’antica civiltà contadina che voleva che i lavori agricoli si svolgessero collettivamente e scambievolmente senza alcun passaggio di denaro, come pure fosse collettivo l’utilizzo di attrezzi e masserizie di uso non quotidiano. Le famiglie si riunivano, c’era quella che portava la “macchinetta”, l’altra i “limbi” o il treppiede e una “firsora” più capace. Ogni famiglia per così dire ospitante, aveva da qualche giorno già stoccato i pomodori ben spasi su qualche coperta distesa nella rimessa, in modo che completassero perfettamente la maturazione e aveva risciacquato diligentemente le bottiglie. La laboriosa eliminazione del peduncolo pomodoro per pomodoro erano le fasi propedeutiche, seguiva la “stringitura” di ogni singolo pomodoro per eliminare il cosiddetto “riddhru” o “criddhu” che sarebbero i semi ancora avvolti nella protettiva placenta, questo veniva recuperato e condito con abbondante olio, sale e aromatizzato con origano e aglio costituiva una golosa stuzzicante salsetta in cui inzuppare i “frizzuli”, ossia le molliche biscottate residuate dallo spacco delle “friseddhre”, appositamente serbati, oppure condire grandi “marende”, di pane di grano duro. A poco a poco le “firsore” ossia le caldaie di rame, si riempivano dei pomodori strizzato e venivano poste sul treppiede sotto cui già da un po’ era stato approntato il fuoco. Erano nere esternamente per via di una spessa crosta di fuliggine scaturita dal lavoro ingrato cui erano abitualmente sottoposte, per cui non venivano mai lavate esternamente, farlo sarebbe stato un inutile spreco di lavoro, ma erano di un lucido abbagliante all’interno e lo sarebbero state ancora di più quando a fine lavoro l’acidità del pomodoro avrebbe rimosso anche quella impercettibile patina di ossidazione della stagnatura. Una volta ammorbiditi da una breve cottura i pomodori venivano passati operazione rigorosamente a cura del padrone di casa che manovrava la macchinetta Tre Spade, con un’attenzione degna di un macchinario industriale. I modi di preparazione erano vari e a volte scambievoli a seconda di come si era rimasti soddisfatti del metodo utilizzato l’anno precedente, c’era chi utilizzava l’acido salicilico, nella dose di un grammo per boccale, circa un litro, di passata. Altri metodi, ma più laboriosi erano quello alla “manta”, ove veniva sfruttato l’effetto sterilizzante dell’implacabile solleone salentino, ma non sempre foriero di buoni risultati e quello a bagnomaria più laborioso e leggermente costoso, poiché esigeva l’utilizzo di bottiglie robuste che potevano resistere alla prolungata bollitura e con la chiusura ermetica garantita dal tappo a corona. Tutti questi metodi erano già innovativi e per così dire tecnologicamente avanzati rispetto all’originario procedimento che consisteva nello spremere i pomodori da crudi utilizzando la rudimentale “strattiera” o “strattalora” che altro non era che una lamiera bucherellata fissata ad un telaietto. La passata ottenuta, veniva poi salata e lasciata essiccare lentamente al sole in dei “piatti minzani”, si produceva così la “conserva” un sapidissimo triplo concentrato di pomodoro che conservato nei tradizionali “capasieddhri” veniva diluito al momento dell’uso.

COLTA, ossequiando la tradizione l’ha prodotta per voi nel modo più naturale possibile e rispettoso della freschezza e della genuinità dei tradizionali pomodorini a fiaschetto coltivati osservando le regole dell’agricoltura biologica.

Venduta in confezioni singole da 420 g o in casse da 18 bottiglie

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