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GIALLO D'ARNEO POMODORO DA SERBO

Produzione Colta | Disponibile | kg

Sarebbe il “pomo d’oro” per definizione, per le bacche dal bel colore dorato, caratteristica che avrebbe originato il nome volgare dell’intera specie. Fra le cultivar attualmente coltivate nel Salento è certamente la più antica, discendente dalle prime piante, inizialmente introdotte dal nuovo mondo a scopo ornamentale. Le bacche di questa cultivar resistevano a lungo sulle piante dei giardini, dove inizialmente furono introdotte, ma ben presto cominciarono ad essere predate dai corvidi ed altri animali selvatici. Fu probabilmente questa circostanza, che non sfuggì all’attenzione degli uomini del tempo, alla costante ricerca di risorse con cui placare i morsi della fame, a far ipotizzare una loro commestibilità e a sperimentarla. Fra i primi a farne tesoro, naturalmente, i salentini, che già nel XVIII secolo li avevano saldamente acquisiti nella loro dieta. Proprio questi pomodori che appesi in reste, si conservavano da una stagione all’altra, si rivelarono un prodotto strategico nell’alimentazione e un’economica e trabocchevole fonte di nutrienti (vitamina C, carotenoidi e potassio) che migliorarono il benessere fisico e accompagnarono i nostri avi verso un migliore progresso civile. Quest’antica varietà orticola di pomodoro, è caratterizzata dalla colorazione giallo oro delle bacche, ed è, localmente molto apprezzata per gusto e serbevolezza.

La pianta, è a portamento determinato, ossia non abbisogna di sostegni, è molto vigorosa, e in seguito alla copiosa emissione di produttivi getti basali forma solitamente ampi cespugli. Coltivata tuttora tradizionalmente in aridocoltura, se messa a dimora su terreni freschi e profondi ha un ciclo vegetativo e produttivo molto lungo, generalmente da marzo a settembre ed eccezionalmente anche da marzo a novembre. Le bacche medio-piccole, sono tonde di colore giallo-oro talvolta tendenti al vermiglio e maturano scalarmente a grappoli. Una pianta può comunemente produrre anche più di cinque chilogrammi di bacche. Queste vengono raccolte, a completa maturazione recidendo i grappoli con le forbici e conservate apparecchiate in reste, appese in magazzini ben arieggiati, oppure tenute sotto ariosi porticati. Si conservano in modo eccellente sino all'estate successiva. Le bacche di questa cultivar, hanno basso tenore zuccherino, la buccia è piuttosto tenace, spessa e coriacea e sono ricche di semi. Sono piuttosto sapide, hanno gusto caratteristico, lievemente acido, marcatamente erbaceo e possiedono un altrettanto particolarissimo e penetrante odore di terra bagnata. Vengono utilizzati generalmente previa spellatura per condire le cosiddette "marende", ovvero le particolari saporitissime bruschette salentine, e variamente impiegati nelle zuppe di legumi e ortaggi, sono infine, elemento importante nella farcitura delle focacce rustiche salentine e soprattutto ingrediente indispensabile di: "pizzi", "pirille", "scèblasti", "cucuzzate", ecc...

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